Il Magazine di MediChild

January 21, 2025

Perché è sbagliato urlare ai bambini?

Psicologia
Tempo lettura:
3 min.

Urlare ai bambini è per molti genitori un comportamento abituale e ripetuto, ma tutt'altro che innocuo. La dott.ssa Alessia Pasetto, psicologa dell'età evolutiva, ci spiega le conseguenze e la portata di un comportamento che sarebbe meglio evitare.

Pathology
Dr.Jane Cooper
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educazione
urlare ai bambini

Spesso, in molte famiglie, urlare ai bambini per sgridarli è un comportamento abituale e ripetuto.

Questo, nella maggior parte dei casi, è una conseguenza immediata della frustrazione e della scarsa tolleranza nei confronti degli atteggiamenti dei bambini che si faticano a comprendere. Tuttavia urlare ai bambini può avere importanti effetti negativi sullo sviluppo emotivo, psicologico e cognitivo dei bambini.

Le ragioni per cui urlare ai bambini non è una strategia educativa efficace

Conseguenze psicologiche dell'urlare ai bambini

Le urla creano un ambiente di paura e insicurezza: i bambini che crescono in contesti caratterizzati da frequenti urla dei genitori mostrano una maggiore probabilità di sviluppare problemi comportamentali e disturbi d'ansia.

Un tono di voce molto alto e scontroso nei confronti dei bambini, attiva un sistema di comportamenti in risposta alla situazione stressante caratterizzato da uno stato di allerta perenne e una minor capacità di regolare le proprie emozioni.

I bambini inoltre, di fronte a risposte aggressive, potrebbero sviluppare comportamenti di totale apatia e sottomissione, che li potrebbe portare ad affrontare sfide future in maniera passiva, o al contrario, potrebbero imparare a mettere in atto a loro volta comportamenti aggressivi e violenti con i pari, avendo interiorizzato e appreso per imitazione questo pattern di comportamenti disfunzionali.

L’uso delle urla come misura educativa può collegarsi anche ad una diminuzione dell'autostima nei bambini.

Infatti, il messaggio che il bambino riceve attraverso le grida è che non solo il suo comportamento è sbagliato, ma che anche la sua persona risulta inadeguata, e ciò può portare all’evolversi di un forte senso di inadeguatezza e vergogna persistente che potrebbe influire negativamente sulla costruzione della sua identità.

Impatto neurobiologico delle urla ai bambini

Dal punto di vista neurobiologico, urlare ai bambini può attivare la parte del cervello deputata al riconoscimento e all’attivazione di una risposta alla paura, ovvero l’amigdala.

Questa attivazione porta ad un aumento dei livelli di cortisolo, il cosiddetto "ormone dello stress", i quali possono influire negativamente sullo sviluppo del cervello, intaccando col tempo le aree responsabili della memoria, dell’apprendimento e della regolazione emotiva.

Inoltre, è stato dimostrato che i bambini esposti a urla frequenti e aggressività verbale durante i litigi, siano questi rivolti a loro o semplicemente osservati, mostrano evidenti difficoltà nella regolazione emotiva e nel controllo degli impulsi, maggiore difficoltà a gestire lo stress e a stabilire relazioni sane in età adulta.

Dinamiche relazionali tra genitori che urlano e bambini

Oltre alle conseguenze sopra citate, è importante ricordare che urlare ai bambini danneggia il rapporto personale e affettivo genitore-figlio: il bambino infatti avrà difficoltà a riconoscere l’adulto come figura di riferimento che gli garantisce protezione e sicurezza, pertanto faticherà a sviluppare nei suoi confronti un rapporto di fiducia e instaurare una relazione sicura e amorevole.

Secondo la famosa teoria dell'attaccamento dello studioso John Bowlby, i bambini sviluppano una rappresentazione interna delle relazioni sulle base delle interazioni che hanno esperito con i caregiver.

Se queste interazioni sono caratterizzate da urla e aggressività, il bambino potrebbe sviluppare un modello di attaccamento insicuro, che avrà conseguenze sulla sua capacità di instaurare relazioni stabili e soddisfacenti nel corso della sua vita adolescenziale e adulta.

Strategie alternative all'urlare ai bambini

Esistono strategie educative ritenuti efficaci che possono essere adottate per sostituire le urla e promuovere un’educazione positiva e accogliente, eccone alcune:

  • Comunicazione assertiva: è consigliabile utilizzare un tono di voce calmo ma fermo per esprimere le proprie richieste. È infatti giusto e fondamentale esprimere con chiarezza le regole e i limiti posti ai bambini, aiutandoli anche a comprendere quali comportamenti mettere in atto senza sentirsi minacciati.
  • Riconoscere le emozioni: aiutare i bambini a identificare e gestire le proprie emozioni è un passo importante per lo sviluppo del loro benessere emotivo. Invito dunque ad ascoltare attivamente i bisogni dei propri figli, mostrando empatia e non sottovalutando l’importanza dei loro sentimenti.
  • Esempio positivo: i bambini apprendono osservando i comportamenti degli adulti. È fondamentale manifestare calma e autocontrollo nelle situazioni stressanti.
  • Manifestare con sincerità la difficoltà: i momenti di frustrazione ci saranno, pertanto, laddove ci si rendesse conto di provare un’emozione di rabbia intensa, è raccomandabile prendersi del tempo per calmarsi prima di rispondere al comportamento del bambino. Inoltre, se l’età del bambino lo consente, invito a dialogare apertamente con lui, spiegandogli l’emozione provata in quel momento.

Per prevenire atteggiamenti aggressivi e dannosi da parte dei genitori è consigliabile intraprendere un percorso di gestione dello stress personale e di Parent Training attraverso percorsi individualizzati di supporto psicologico, al fine di ottenere strumenti pratici per affrontare al meglio le sfide educative e migliorare il proprio autocontrollo.

Altre strategie utili sono la mindfulness e la meditazione.

Urlare ai bambini è inefficace

In conclusione possiamo dunque affermare che urlare ai bambini non è solo inefficace, ma può anche avere importanti conseguenze a lungo termine sul loro sviluppo emotivo, psicologico e neurobiologico.

Sottolineo pertanto l’importanza di creare un ambiente educativo basato sulla calma, sull'empatia e sulla comunicazione positiva, in modo da poter costruire un rapporto più solido con i propri figli.

Bibliografia

Bowlby, J. (1982). Attachment and Loss: Vol. 1. Attachment. Basic Books.

Lau, C., et al. (2018). "Parenting and Neural Development: The Role of Early Stress in Emotional Regulation." Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 90, 123-134.

Wang, M.-T., & Kenny, S. (2014). "Longitudinal Links Between Parental Verbal Aggression and Adolescent Depressive Symptoms." Child Development, 85(3), 878-889.

Sanders, M. R. (2012). "Development, Evaluation, and Multinational Dissemination of the Triple P-Positive Parenting Program." Annual Review of Clinical Psychology, 8, 345-379.

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educazione
Autore
Alessia Pasetto

La dott.ssa Alessia Pasetto è una psicologa dell'età evolutiva, con specializzazione in neuropsicologia e disturbi del neurosviluppo

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